sfinge_1.gif (9811 bytes) Gli enigmi

L'arte degli enigmi è parte preziosa del patrimonio culturale di ogni nazione. La sua antica storia va dalla domanda della Sfinge ad Edipo agli enigmi di Turandot, dagli indovinelli latini di Simposio fino all'indovinello veronese, che ormai rappresenta un riferimento costante nello studio delle origini della lingua italiana.
Giochi di parole e indovinelli sono frequenti nei versi di molti autori dei primi secoli della nostra letteratura. Nel fiorire della poesia giocosa verificatosi in Italia come negli altri paesi, tra il XV ed il XVIII secolo, l'enigma ha una collocazione di rilievo: insieme ai componimenti comico-burleschi, alle bizzarrie maccheroniche ed alle composizioni stravaganti (quelle di Giovan Battista Marino, ad esempio), si incontrano le "profezie" di Leonardo da Vinci e gli indovinelli di Michelangelo Buonarroti il Giovane, gli enigmi di Giulio Cesare Croce e quelli di Galileo Galilei, le rime giocose di Tommaso Stigliani ed i sonetti di Caton l'Uticense, i "nodi" di Giovan Battista Taroni, le centurie di Prospero Mandosio e le proposte galanti di Antonio Malatesti.
Negli ultimi due secoli l'arte degli enigmi trova una sua specifica palestra su pubblicazioni specializzate.
In Italia, dopo L'Aguzzaingegno, un volumetto annuale stampato a Milano dal 1821, hanno visto la luce numerose riviste di enigmi, alcune delle quali ebbero grande successo: La Gara degli Indovini (1875-1900), La Corte di Salomone (1901-1958), la Diana d'Alteno (1891-1944) e Penombra, che dal 1920 continua ancor oggi la sua attività.
Oltre Penombra (Roma), le riviste attualmente in attività, tutte diffuse soltanto per abbonamento, sono Il Labirinto (Roma), Le Stagioni (Napoli), La Sibilla (Milano-Napoli), Il Leonardo (Roma) e Morgana (Bologna).
L'enigmistica di oggi viene detta "classica"; quasi a indicarne la discendenza e stabilire naturali legami con un'affascinante tradizione letteraria, ma anche per distinguerla da quanto comunemente viene inteso con tale termine, messo immediatamente (ma non a ragione) in relazione con la pratica delle "parole incrociate".
L'attività enigmistica in Italia è oggi sviluppatissima e costituisce un particolare divertimento e un raffinato esercizio di bizzarra cultura, a continuo contatto con i segreti di un ambiguo discorrere.
Si dice "le piante spoglie" e non si sa se pensare ad un paesaggio autunnale o a povere salme oggetto di lagrime; si parla di "credenza piena", ma è incerto se ci si debba riferire ad un ben provvisto mobile di cucina o ad una fede assoluta, incrollabile; si cita lo "stadio Olimpico" e può darsi che lo sport non c'entri affatto, giacché si allude a tutt'altro: ad una situazione di serena imperturbabilità. Un "disegno sfumato" indica una figura dai contorni incerti e digradanti o un progetto andato in fumo?
Tutto ciò può anche costituire un gioco: la "crittografia mnemonica": l'ambiguità è realizzata grazie ai molteplici bisensi ed alle svariate articolazioni del nostro lessico.
L'enigmistica più diffusa è quella in versi.
Un testo enigmistico possiede due significati, uno "apparente" l'altro "reale"; è quanto accade nell' "indovinello" e nell' "enigma", i tipi di gioco fondamentali.
Nei giochi "a schema", invece, la tecnica è quella degli "enigmi collegati": ogni parte della composizione è come un enigma a sé stante, ma svolto nel rispetto dell'unico tema apparente.
Uno degli schemi più ricorrenti è quello della "sciarada": esso è costituito da due vocaboli che si uniscono per formarne un terzo completamente distinto dai primi due (TORRE+FAZIONE = TORREFAZIONE).
Strutture diverse sono rappresentate da altri schemi meno noti, ma anche molto utilizzati, come l' "incastro" (CANE/micio => CAmicioNE), l' "intarsio" (PANNA/ladra => PAlaNdraNA), l' "anagramma" (GIORNALE => REGALINO), il "lucchetto" (FAvola/volaNTINO/FANTINO), il "bifronte" (ENOTECA/ACETONE), la "cerniera" (ricaMO/SCArica/MOSCA), lo "scarto" (SCiARPA/SCARPA), il "biscarto" (SETa/BALLa/SET BALL), la "zeppa" (CICCA/CIoCCA), con tutte le possibili varianti derivabili dal fatto che una o più parti dello schema possono essere costituite da frasi, come nel caso, ad esempio, del "lucchetto a frase"
Tra tante restrizioni formali che pure ordinariamente condizionano la scrittura poetica e tradizionalmente accettate, questa dell'ambiguità conduce spesse volte a risultati sorprendenti.
Se è vero che l'ispirazione di un'opera letteraria deve comunque adattarsi ad una serie di procedure e costrizioni, una completa manipolazione della parola e del testo implica un'autentica sudditanza verso il linguaggio ed una padronanza facilmente generatrice di risultati positivi.
E' lo stesso spirito che anima l'Oulipo (e l'Oplepo) secondo il dettato di Raymond Queneau, fondatore del sodalizio: ".. questa ispirazione, che consiste nell'ubbidire ciecamente ad ogni impulso, è in realtà una schiavitù. Il classico che scrive la sua tragedia osservando un certo numero di regole che conosce è più libero del poeta che scrive quel che gli passa per la testa ed è schiavo di altre regole che ignora"
La restrizione dilogica dell'enigma potrebbe allora anche riuscire "utile": ne sarebbe stato convinto anche Italo Calvino, che, in una delle sue Lezioni americane (l'ultima, quella sulla "molteplicità"), accenna al "miracolo di una poetica, apparentemente artificiosa e meccanica, che tuttavia può dare come risultato una libertà ed una ricchezza inventiva inesauribile" ed insiste sul concetto che l'adozione di regole fisse non soffoca la libertà, bensì la stimola.