OPLEPO_x.gif (2702 bytes) L'Oplepo

L' Opificio di Letteratura Potenziale, omologo del francese Oulipo, fu fondato nel 1990 da Ruggero Campagnoli, Domenico D'Oria e Raffaele Aragona, durante la III edizione del "Premio Capri dell'Enigma".
'Opificio' è un luogo nel quale si opera, si produce; nel caso di specie si producono "strutture" letterarie; è traduzione libera, ma significativa, del francese ouvroir, del quale riprende il tono ironico;
'Letteratura' è da intendersi in senso lato e dimostrativo. 'Potenziale' è detto, naturalmente, perché i suoi prodotti non sono reali. La fabbrica è una fabbrica di strutture, di metodi, dei quali interessa dimostrare la potenziale capacità di produrre testi.
L'Oplepo, a imitazione del gruppo francese, produce plaquettes in cento esemplari numerati fuori commercio, dimostrative della sua attività originale. Una provocatoria presentazione dell'OPLEPO è stata di recente formulata da Ruggero Campagnoli: "L'OPLEPO si occupa, lungo la strada aperta in Francia dall'OULIPO, della produzione di strutture letterarie; in chiave oplepiana, esse sono formate da regole che consentono di produrre testi, sia direttamente, sia in trasformazione di testi già esistenti. Per produrre testi sono necessarie restrizioni. Tutta la letteratura è da sempre fatta di restrizioni. Il sonetto, per esempio, è il risultato di un numero di restrizioni già notevole, che escludono i non-versi, le non-rime in fine di verso, le non-strofe. La letteratura moderna, nella sua triste depravazione, ha teso a limitare le restrizioni; quella post-moderna, in quanto l'OPLEPO la rappresenti, rivolgendosi al pre-moderno e cosciente della loro produttività testuale, intende aumentare le restrizioni e trovarne di nuove. L'OPLEPO lavora per una letteratura implosiva (sotto il peso delle restrizioni) e respinge una letteratura esplosiva (oltre l'involucro delle restrizioni). Predilige pertanto la bellezza delle strutture rispetto alla bellezza dei testi, l'oggettività della maniera alla soggettività estetica".
E' questo dunque il contesto, nel quale, non senza una buona dose di ironia, si muovono gli oplepiani producendo le loro Creazioni Ri-creazioni Ricreazioni.